| Quasi quasi faccio un corso di scrittura |
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lunedì, agosto 11, 2008 Conoscete Heberto Padilla? In Italia non è mai stato pubblicato. Vale la pena approfondire sui testi spagnoli, credetemi...
POÉTICA Di la verdad. POETICA Dì la verità Dì, almeno, la tua verità. E poi lascia che succeda qualsiasi cosa: che ti strappino la pagina preferita, che ti abbattano la porta a colpi di pietra, che la gente si accalchi davanti al tuo corpo come se tu fossi un prodigio o un morto (da Fuori del gioco, 1968)
mercoledì, luglio 23, 2008 Ciber mutilados dal Blog di Yoani Sánchez – Generación Y 21 luglio 2008 Todo ese tema de la ciudadanía representada en Internet que desarrolla proyectos por su cuenta, nos queda demasiado grande a los cubanos. Sin haber llegado a ser todavía ciudadanos en la realidad, se nos hace difícil comportarnos como tales en la red. En este caso no vale aquello de saltarnos etapas, como lo hicimos con las videocaseteras (que nunca se vendieron en las tiendas cubanas), las grabadoras de cinta y prácticamente los floppy de 5¼”, sino que tendremos que graduarnos de civismo, antes, en la realidad. A ver si logro entender la lógica torcida de nuestro espacio virtual: “un ciudadano cubano no puede comprar su propio dominio web y alojarlo en un servidor local, pero es acusado cuando logra hospedar su sitio en otro país”; “los blogger oficiales reflejan la realidad, pero nosotros los alternativos somos marionetas de algún poder extranjero…”; “Internet es un terreno para una llamada batalla de ideas, de la que nadie puede enumerar al menos un principio que no sea la intolerancia…”; en fin, además de mutilados en nuestra sociedad, hemos entrado a Internet con varios pedazos de menos. A este paso, en la red ocurrirá lo mismo que muestran nuestras calles: gente que en un primer momento –y ante las cámaras y micrófonos- exhiben un entusiasmo y una fidelidad ideológica que es pura “espuma”. De ahí que en Internet nos ponemos folclóricos y ecologistas; nos da por las bolsas de trabajo, los anuncios clasificados o la música gratis, pero cuidado con emitir opiniones. En la www hay que tener las mismas máscaras que llevamos colgadas en nuestra vida. Lo de tener ciber-derechos tendrá que esperar, a ver si va y un día nos da por empezar a hacernos, al menos, ciudadanos. Cibermutilati La questione della cittadinanza rappresentata su Internet che sviluppa progetti per conto proprio, risulta eccessiva per noi cubani. Senza essere riusciti a diventare cittadini nella realtà, è difficile comportarci come tali nella rete. In questo caso non serve il fatto di saltare le tappe, come è successo con le videocassette (che non sono mai state vendute nei negozi cubani), i registratori di pellicole e praticamente i floppy da 5¼, ma soprattutto dovremo laurearci in civismo, prima, nella realtà. Vediamo se riesco a comprendere la logica contorta del nostro spazio virtuale: “un cittadino cubano non può comprare il suo dominio web e alloggiarlo in un server locale, ma è accusato quando riesce a far ospitare il suo sito in un altro paese”; “i blogger ufficiali riflettono la realtà, mentre noi alternativi siamo marionette al servizio di qualche potere straniero…”; “Internet è un terreno per una così detta battaglia di idee, della quale nessuno può enumerare almeno un principio che non sia l’intolleranza…”; alla fine, oltre ai mutilati nella nostra società, abbiamo avuto accesso a Internet con vari pezzi in meno. Di questo passo, sulla rete accadrà la stessa cosa che mostrano le nostre strade: persone che in un primo momento - davanti alle telecamere e ai microfoni - esibiscono un entusiasmo e una fedeltà ideologica che è pura. “schiuma”. Per questo su Internet diventiamo folcloristici ed ecologisti; ci serve per gli uffici di collocamento, gli avvisi pubblicitari o la musica gratuita, però attenzione a esprimere opinioni. Nella rete dobbiamo avere le stesse maschere che portiamo addosso nella nostra vita. I ciber - diritti dovranno attendere, ma per prima cosa dobbiamo cominciare a esigere di essere trattati, almeno, come cittadini. Traduzione di Gordiano Lupi www.infol.it/lupi Nota del traduttore: In questo brano di Yoani una parte presenta difficoltà di resa nella nostra lingua. Si tratta della frase finale: Lo de tener ciber-derechos tendrá que esperar, a ver si va y un día nos da por empezar a hacernos, al menos, ciudadanos. Ho tradotto in modo molto libero: I ciber - diritti dovranno attendere, ma per prima cosa dobbiamo cominciare a esigere di essere trattati, almeno, come cittadini. Ringrazio Carlos Carralero, scrittore cubano esiliato in Italia, che mi ha aiutato a interpretare il senso aggiungendo il suo pensiero che riporto fedelmente. “L’idea o il messaggio non va indirizzato solo al governo, ma anche ai cittadini, perche capiscano che devono lottare per far valere il diritto a essere, un giorno, trattati come cittadini. Vale a dire: il cubano deve guadagnarsi il diritto a diventare cittadino. Fino a oggi non è un cittadino, ma parte della massa” (Carlos Carralero).
INAUGURATA LA VERSIONE ITALIANA DEL BLOG GENERACIÓN Y
di YOANI SÁNCHEZ a cura di Gordiano Lupi http://desdecuba.com/generaciony_it/ Traduzione di Gordiano Lupi – www.infol.it/lupi Amministrazione tecnica di Sacha Naspini – www.sachanaspini.eu In italiano news da Cuba e post di Yoani anche su www.tellusfolio.it - Oblò cubano http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=65&color=blue
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martedì, luglio 01, 2008 INAUGURATA LA VERSIONE ITALIANA DEL BLOG GENERACIÓN Y
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sabato, maggio 10, 2008 Yoani Sánchez – dal Blog Generacion Y
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10 maggio 2008
La capital de ¿todos? los cubanos
Tengo veinte minutos para llegar del Parque Central hasta una pequeña Galería –cercana a Ya estamos en marcha y durante el trayecto me siento como una estirada señorona subida en palanquín. Aligero mi culpa pensando que si no fuera yo, el pobre chofer habría tenido que cargar un par de gordos que también le hacían señas. No he salido del remordimiento cuando éste desatiende el timón y me pregunta: “¿Eres de Lo directo de la propuesta me deja abrumada. Quiero explicarle que ya tengo pareja, que no poseo una propiedad donde inscribirlo y salvarlo de la deportación. Se me ocurre aclararle que mi barrio está muy próximo a esa torre -en forma de pirulí truncado- donde se alberga el poder, lo cual hace extremadamente complicado domiciliar una nueva persona. Todos los argumentos para negarme a tan súbito pedido de matrimonio se los resumo en uno breve “No puedo”. El hombre me mira como si lo estuviera condenando al centro de retención de “ilegales” por el que ya ha pasado. El mismo sitio de donde salen ómnibus cada semana para extraditar, junto a un acta de advertencia, a los que están “sin papeles” en Estoy a punto de cambiar de idea y casarme con él, pero llegamos al lugar de la exposición y mi amigo el pintor me salva del anillo de bodas. La capitale di tutti? I cubani Ho venti minuti per arrivare al Parque Central fino a una piccola galleria - vicina alla Plaza Vieja - dove un mio amico espone alcuni suoi quadri. Se voglio proseguire a piedi perderò la parte inaugurale del discorso e il pittore naif non me lo perdonerebbe mai. Catturo un bicitaxi e gli offro dieci pesos perché vada a tutta velocità. Il ciclista mi guarda rallegrandosi delle poche libbre che dovrà trasportare e canticchia un reggaetón che fa “le piace la mazza alla moglie del battitore, le piace la carne alla donna del macellaio… e quella del pompiere mi sta chiedendo fuco…”. Siamo già in marcia e durante il tragitto mi sento come una superba signora alzata sopra una portantina. Alleggerisco la mia colpa pensando che se non fossi stata io, il povero autista avrebbe dovuto caricare un paio di grassoni che anche loro gli facevano cenni. Non sono ancora uscita dal rimorso quando l’autista trascura il timone e mi chiede: “Sei dell’Avana?”. Confermo le mie origini cittadine e lui con occhi bramosi mi dice: “Io sono di Guantánamo. Sto cercando qualcuno che si sposi con me, perché mi inserisca nel registro della carta di identità. Sei nubile?”. Una proposta così diretta mi lascia imbarazzata. Voglio spiegargli che ho già un compagno, che non possiedo una proprietà dove poterlo iscrivere e salvarlo dalla deportazione. Devo chiarirgli che il mio quartiere è troppo vicino a quella torre - in forma di cono rovesciato troncato - dove risiede il potere, che rende estremamente complicato domiciliare una nuova persona. Tutti gli argomenti per negarmi a una tale repentina proposta di matrimonio li riassumo in un conciso “Non posso”. L’uomo mi guarda come se lo stessi condannando al centro di ritenzione degli “illegali” dal quale è già passato. Lo stesso luogo da dove escono autobus ogni settimana per estradare, insieme a un atto di avvertenza, coloro che sono “senza documenti” all’Avana. Il suo sguardo mi fa sentire colpevole di essere nata in questa città malaticcia ed esclusiva, civetta con il turismo internazionale e accigliata con i compatrioti di altre province. Sono sul punto di cambiare idea e sposarmi con lui, però siamo arrivati al luogo della esposizione e il mio amico pittore mi salva dall’anello di matrimonio. Traduzione di Gordiano Lupi - www.infol.it/lupi giovedì, maggio 08, 2008 Mi occupo poco di questo blog, ma vorrei che servisse da cassa di risonanza per un problema importante, quello della libertà di Cuba. Nei limiti del mio tempo, cercherò di tradurre in italiano quello che scrive la coraggiosa blogger Yoani Sanchez. Gordiano Lupi Dal Blog di Yoani Sanchez http://www.desdecuba.com/generaciony/ 7 maggio 2008 Como si fuera poco, ayer me han dado un nuevo galardón. El que he recibido lleva un titulo de película del sábado: “la blogger cautiva” y consiste en no dejarme viajar a Madrid para la ceremonia del premio Ortega y Gasset. Los que me lo otorgaron no han querido dar su nombre y su apellido, aunque en este Blog hemos llegado a mencionarlos como “ellos”. Son esos que, desde un uniforme militar, manejan nuestros derechos ciudadanos y no dan explicaciones sino que imparten órdenes. No creía merecer tantas atenciones, pero si los funcionarios insisten, acepto esta nueva distinción. Olvidan ellos que en el ciberespacio mi voz puede viajar sin límites, salir y entrar sin pedir permiso… No importa si mantienen retenido mi pasaporte. Desde hace un año tengo otro que en el acápite de nacionalidad exhibe una breve palabra: “blogger”. Come se fosse poco ieri mi hanno dato un nuovo premio. Quello che ho ricevuto porta un titolo da pellicola del sabato: “la blogger prigioniera” e consiste nel non lasciarmi andare a Madrid per la cerimonia del premio “Ortega y Gasset”. Quelli che me lo consegnarono hanno voluto dare il loro nome e cognome, anche se in questo blog siamo arrivati a menzionarli come “loro”. Sono quelli che, dietro un’uniforme militare, maneggiano i nostri diritti di cittadini e non danno spiegazioni ma impartiscono ordini. Non credevo di meritare tanta attenzione, però se i funzionari insistono, accetto questa nuova distinzione. Loro dimenticano che nel cyberspazio la mia voce può viaggiare senza limiti, uscire ed entrare senza chiedere permesso… Non importa se trattengono il mio passaporto. Tra un anno ne avrò un altro che porterà scritto come nazionalità una breve parola: “blogger”. Traduzione di Gordiano Lupi domenica, gennaio 27, 2008 ANDIAMO A VOTARE Ma come sono contento ragazzi. Oggi si vota. Otto milioni di cubani alle urne, mica cazzi. Questa sì che è democrazia, mica le baggianate occidentali con tutte quelle liste. È già tutto pronto. Facciamo poca fatica. Eleggiamo deputati al Parlamento e delegati delle assemblee provinciali. Per l’Assemblea nazionale ancora più facile. Ci danno una scheda con i nomi di tanti candidati quanti sono i posti disponibili e noi si dice sì. Tutto fatto. Fidel Castro e il fratello Raul non possono mancare. Dice che li hanno proposti dalla provincia di Santiago de Cuba. Tu guarda i casi della vita. È dal 1976 che rieleggiamo Fidel Castro a maggioranza assoluta come membro del Parlamento. E mica basta. Lo nominiamo pure Presidente del Consiglio di Stato e del Consiglio dei ministri. Questa è vera democrazia plebiscitaria, altro che laburisti, conservatori, democratici, repubblicani. Eccheccazzo! Un po’ di disciplina. E soprattutto poca confusione. Certo, Fidel mica è quello di prima. Non parla, scrive soltanto, sono mesi che non si vede, però lo vedono gli altri, pure Chávez lo vede, adesso anche Lula. E allora sarà vero che è vivo, penso. Meglio così. In fondo quel ragazzino di Raul mica è pronto a comandare, per fortuna che legge le riflessioni di Fidel sul Granma. A Raul garba parecchio Castro è lucido come ai tempi migliori e presto riprenderà la responsabilità politica nell’isola, nella storia, e nell’attuale mondo globalizzato, dice Lula. Tu pensassi al Brasile mica sarebbe male, penso. Fidel dice di non essere aggrappato al potere e allora penso che ci siamo sbagliati, chissà in questi ultimi cinquant’anni a cos’era rimasto aggrappato. Forse al nostro spirito di sopportazione. E insomma, intanto andiamo a votare, ché le nostre sono elezioni libere, voi non lo sapete ma qui si vota davvero, pure se mica è obbligatorio. Vota il novantacinque per cento della popolazione, cazzo. Tutto spontaneo. Tu puoi pure non andare a votare, ché loro ti schedano, ma non lo fanno per cattiveria, no, solo per ricordarsi di te che quella volta lì non hai votato. Mica per altro, non siamo in occidente, siamo democratici davvero e ci teniamo che tutti votino. I candidati sono scelti dal popolo per alzata di mano durante le Assemblee di quartiere, volontari puri, gente disinteressata che non guadagna un peso per occuparsi dei nostri problemi. E poi Fidel Castro l’ha scritto chiaro: “Per il bene di Cuba bisogna dare un voto unito, accettando in blocco tutti i candidati proposti nella scheda”. Chiarezza ci vuole. Leggo sul Granma che l’unione ci dà la forza, un popolo unito è oggi un’eccezione nel mondo, quello che ha liquidato le rivoluzioni fu la divisione, è stata l’unione quello che ci ha fatto trionfare…Io mica me ne sono accorto di tutti questi trionfi, ma se lo dicono sarà vero, magari tra un trionfo e l’altro se mi riempissero la ciotola del riso non sarebbe male, ché anche ieri sera la vedevo vuota e i soldi del libro dall’Italia non arrivano… E intanto diamolo questo voto unito per tutti i candidati, facciamoli contenti che in fondo costa poco, difendiamola questa rivoluzione, scusate solo se non la scrivo maiuscola, non mi viene bene. Tanto tanto avessero a far peggio, diceva mio nonno, pace all’anima sua. Alejandro Torreguitart, 20 gennaio 2008 Traduzione di Gordiano Lupi
Alejandro Torreguitart Ruiz (L’Avana, 1979) scrive poesie e racconti per la rivista El Barrio, è poeta repentista e cantautore. Suona in un gruppo rock chiamato Esperanza. Ha esordito in Italia con Machi di carta - confessioni di un omosessuale (Stampa Alternativa, 2003) che ha avuto un buon successo di critica e di pubblico. A gennaio Sito internet: www.infol.it/lupi postato da gordiano |
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mercoledì, novembre 21, 2007 POR QUÉ NO TE CALLAS?
Che spettacolo in televisione, ragazzi! Meglio dei cartoni animati di Elpidio Valdés…Meo Porcello rosso in viso che vuota il sacco e dà del fascista a tutti, Zapatero compreso. Juan Carlos perde le staffe e getta sul tavolo quel por qué no te callas? che fa il giro del mondo, lo vediamo persino noi, senza parabolica illegale, lo trasmette anche Cubavision ed è tutto dire. E poi oggi arriva Fidel e difende Meo Porcello, ché Zapatero manca di palle, attributi, roba da uomini, insomma, mica per niente fa sposare i froci. Fidel parla di spina dorsale, ma si sa che la spina dorsale del macho passa per i coglioni, ormai è un discorso vecchio. Il summit di Santiago diventa la cosa più comica trasmessa da Cubavision dai tempi di Pateando la lata, mi sembra di vedere quella strampalata coppia comica che mi piaceva tanto quando si rimbeccava a colpi di como se te occurre …
Juan Carlos, invece, si comporta proprio male. Non sembra neppure un re. Meo Porcello rompe gli argini come un fiume in piena, tracima a colpi di fascista, ce ne sono per tutti. Passi per Aznar, ma pure Zapatero, via… E allora Juan Carlos si scorda il sangue Borbone, mette da parte la flemma aristocratica e la butta giù dura.
È andata bene, ragazzi. Il re si controlla, resta sul diplomatico, si ricorda del sangue blu e non grida statte zitto, cretino!, ché lui pensa proprio quello, mica por qué no te callas?.
Fidel aggiunge che Meo Porcello merita rispetto, è un capo di stato nobile e intelligente, abile nelle parole, non per niente impara tutto da lui, registra i discorsi, li manda a memoria e alla prima occasione dà la via al pappagallo. Ragazzi, voi mica lo so come la pensate, Meo Porcello sarà pure intelligente, ma mica lo dà tanto a vedere, c’avrà le doti nascoste, credo. Nobile mica lo so, ma tra lui e Juan Carlos mi pare che vada meglio al vecchio Borbone, anche solo dall’apparenza. Chiacchierone invece va bene, ché Meo Porcello parla parecchio, anche a vanvera, mi pare. E allora diciamolo pure che noi cubani s’aspettava da tanto uno che gli dicesse di chiudere la bocca, di pensare prima di parlare, di avviare il cervello prima di mettere in moto le parole. Bravo Juan Carlos. Mi sei proprio piaciuto. Quasi quasi divento monarchico.
Alejandro Torreguitart Ruiz, 16 novembre 2007
Traduzione di Gordiano Lupi
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martedì, ottobre 30, 2007 Bestiole ingabbiate e luride di merda Ho seguito Günter Grass per tutta la città. Restavo in silenzio appoggiato su qualche cantone ad ascoltare. Qualcuno gli ha chiesto dell’Avana e il tipo ha detto: “Mi ricorda Calcutta. Ho perso la parola davanti a tanta povertà e miseria. Laggiù nei primi mesi non riuscivo a scrivere”. Anch’io ho perso la parola ascoltandolo. Mi ha steso KO e sono tornato nel mio quartiere. Non c’era nemmeno un goccio di rum per riprendermi. Vado un po’ a zonzo cercando qualcosa da mangiare mi metto in coda per due cucchiaiate di tritato di soia a volte mi provoca diarrea ma non c’è altro. Siamo in fila e arrivano dei tizi con magliette dell’UCLA e macchine fotografiche professionali. Eravamo un buon boccone magri e denutriti. Cerco di nascondere il volto ma quel cornuto del fotografo è molto bravo (e per di più ha rollini in abbondanza) e scatta a raffica. Mi si stringe il culo per la vergogna e ricordo che io facevo lo stesso nelle favelas di São Paulo e negli immondezzai di Bogotà e nei miseri mercatini del Guatemala. La gente sottraeva il volto E io non capivo perché. Pedro Juan Gutiérrez da Non aver paura Lulù - Traduzione di Danilo Manera - Edizioni Estemporanee, 2006 postato da gordiano |
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venerdì, ottobre 12, 2007 Lejos de la patria has conocido a una mujer postato da gordiano |
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mercoledì, ottobre 10, 2007 VENERDI' 5 ottobre a PONTEDERA, nel quadro della manifestazione L'ERA DEI LIBRI, al Bar L'Angolo in Corso G. Matteotti, abbiamo fatto una cosa carina, per me nuova. Una presentazione reading intitolata "Marsiglia e L'Avana: luoghi dell'anima per due scrittori". (Francesca Mazzucato, Magnificat Marsigliese, Edizioni Creativa - Gordiano Lupi, Orrori tropicali, Edizioni Il Foglio). L'Avana e Marsiglia sono state analizzate e rivisitate nella lettura di due scritori italiani. Due autori e i loro luoghi dell'anima ripercorsi attraverso i libri. Profumi, contrasti, colori e atmosfere di Marsiglia e L'Avana. C'è stato un bel confronto e dialogo con il pubblico su città, letteratura e nostalgia. Abbiamo presentato la nuova collana diretta da Francesca Mazzucato per le Edizioni Il Foglio, che partirà nel corso del 2008. "Taccuini di viaggio insoliti, obliqui e sentimentali. Testi su città e paesi luogo dell'anima".
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giovedì, settembre 20, 2007 La sanità cubana è la migliore del mondo… Tutto vero, però solo se sei straniero e con parecchi soldi in tasca Per i cubani vale la regola della carne da macello Meno male che non sono andato a vedere l’ultimo film di Michael Moore. Ho letto tante recensioni entusiaste e magari la pellicola dirà pure cose giuste, tipo la sanità statunitense fa proprio pena, se non hai denaro non ti muovi, nessuno ti cura e il povero cittadino vale meno di niente. Certo, tutto vero. Non sono andato a vedere il film perché ho letto che Moore prende la sanità cubana come metro di paragone per far capire ciò che non funziona nel suo Paese. Peggiore operazione di demagogia non la poteva fare, solo per strizzare l’occhio alla sinistra più becera e populista. La sanità cubana funziona alla perfezione, ma è proprio come quella statunitense: se hai soldi (e sei straniero) ti curano, ti disintossicano dalla droga, ti fanno anche operazioni estetiche in una stupenda clinica dell’Avana che si chiama Cira García. Se non hai una lira (e sei cubano), ti guardano appena, se hai bisogno di cure ti internano in un ospedale per poveracci, sudicio, senza ventilatori con quaranta gradi all’ombra e privo di attrezzature. Ti tengono dentro un po’ di giorni, poi ti rimandano a casa con una bella ricetta e il consiglio di trovare pesos convertibili (dollari o euro, per chi non conosce la lingua monetaria cubana) per comprare le medicine, ché nelle farmacie cubane non si trovano. Dico questo perché mi trovo a stretto contatto con la meravigliosa sanità cubana, non sono come il signor Moore che va a Cuba in gita di piacere e dopo parla bene di Castro. Vi racconto una storia personale. Forse parlare di casi concreti aiuta più che fare demagogia, magari qualcuno comprende e separa il grano dalla crusca. Oggi telefona una cugina di mia moglie che vive in Italia, dice che ha parlato con la famiglia a Cuba, aggiunge che la madre di mia moglie ha avuto un principio di peritonite e l’hanno ricoverata d’urgenza in un ospedale per poveri dalle parti di Guanabacoa. Ha rischiato grosso, ma dopo un paio di giorni, visto che non correva pericolo di vita, l’hanno dimessa con una prescrizione medica. Mia suocera deve prendere un medicinale importante per la salute, ma si dà il caso che questo farmaco nelle farmacie per cubani non si trova. Pare che lo vendano solo nelle farmacie internazionali e che vada pagato in divisa, alla modica cifra di 20 pesos convertibili (circa 20 euro). Per noi italiani sembra una cifra irrisoria, ma si dà il caso che mia suocera riscuote una pensione pari a 40 pesos cubani mensili (circa 2 euro). Non si può permettere di comprare una medicina tanto costosa. Per fortuna che è una privilegiata, ha una figlia in Italia che può inviare denaro e magari in un secondo tempo pure le medicine. Mia suocera ha un’altra figlia che vive a Cuba, ma pure lei riscuote uno stipendio statale che si aggira intorno ai 5 euro mensili. Non può spenderne 20 per una medicina e l’unica soluzione praticabile sarebbe quella di prostituirsi con uno straniero per salvare la vita alla madre. Ho provato la stessa sofferenza quando è morto di cancro il nonno di mia moglie e anche allora il meraviglioso sistema sanitario cubano non aveva antidolorifici da somministrare. Sono stato io a sopperire a queste mancanze e a inviare scorte di medicinali ogni volta che potevo. Vorrei che certi comunisti d’accatto provassero certe esperienze prima di continuare a sostenere Fidel Castro. Vorrei anche che il Presidente della Camera dei Deputati si vergognasse per aver fatto gli auguri a un dittatore in occasione del suo compleanno. Bertinotti si definisce comunista, ma non sa niente della povertà e della sofferenza dei cubani che lottano per sopravvivere, altrimenti non scriverebbe a un dittatore che affama il suo popolo. Il sistema sanitario cubano non è migliore di quello statunitense, perchè funziona solo per gli stranieri e non si preoccupa di realizzare una rete di cura, prevenzione e sicurezza sociale per tutto il popolo. Le cose vanno bene solo per chi possiede dollari, pesos convertibili, divisa internazionale, altrimenti sei soltanto carne da macello. Gordiano Lupi Sito internet: www.infol.it/lupi Blog: www.quasiquasifaccio.splinder.com Cinema anni Settanta: http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=84&color=maroon Oblò cubano: http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=65&color=blue Commento alle opere edite a cura di G. Franchi: http://www.lankelot.eu/?p=1754 Tutti i libri di Gordiano Lupi su Cuba, i romanzi di ambientazione caraibica e i romanzi di Alejandro Torreguitart sono conservati presso UNIVERSITY OF MIAMI - CUBAN HERITAGE COLLECTION - c.a. Esperanza Bravo de Varona - Otto G. Richter Library - P.O. Box 248214 - Coral Gables - FL 33124 - 0320 - Phone 305 - 284 - 4900 - Fax 305 - 284 - 4901
Pezzo comparso anche su: www.tellusfolio.it - www.e ibmagazine.eu - www.i.lpungolo.it postato da gordiano |
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venerdì, agosto 24, 2007 CARO BERTINOTTI, QUESTA SE Leggo su internet un messaggio del Presidente della Camera dei Deputati, on. Fausto Bertinotti e non credo alle parole che scorrono sullo schermo, forse è uno scherzo di Carnevale, visto che a Cuba non è ancora finito. Caro Presidente, un anniversario importante è l’occasione per gli auguri da parte di chi ha vissuto i lunghi anni della Sua importante presenza nel mondo, presenza congiunta al cammino della rivoluzione cubana. Nessuno dei dissensi che abbiamo lealmente espresso può cancellare le speranze e le emozioni che hanno suscitato nella mia generazione e nel mio paese le donne e gli uomini della Sierra Maestra. Poi Cuba ha camminato con le sue gambe e ha interpretato, insieme a Lei, l’orgoglio di un popolo e di un’isola che vuole vivere la sua indipendenza e decidere autonomamente del suo futuro e del suo destino in un mondo di pace. Buona fortuna a Lei e al Suo Popolo, Presidente. Lunga vita, caro Comandante, un abbraccio e auguri per Queste le sconcertanti parole di Bertinotti, un Presidente di una Camera dei Deputati legalmente eletta dal popolo che scrive a un dittatore che dal 1959 governa Cuba facendo il bello e il cattivo tempo, senza curarsi di indire nuove elezioni, ma restando al potere senza alcuna legittimazione. Ma lo sa Bertinotti che Cuba è il paese al mondo che produce il maggior numero di esuli per motivi politici? Ma lo sa Bertinotti che neppure dal Cile di Pinochet scappava tanta gente? Pare proprio di no, perché gli auguri del Presidente della Camera dei Deputati non si limitano alla festa di compleanno e alla speranza di buona salute, ma vanno ben oltre. Si parla di importante presenza nel mondo congiunta al cammino della Rivoluzione Cubana. Ma lo sa Bertinotti che un po’ di tempo fa, se fosse stato per Castro, sarebbe scoppiata Nessuno nega che gli uomini della Sierra Maestra abbiano suscitato emozioni e speranze in tutti noi, ma analizziamo la storia e rendiamoci conto di quanti ex rivoluzionari hanno dovuto subire un ingiusto esilio. Huber Matos fu uno dei primi. Carlos Franqui è ancora uno di loro, scrive articoli e libri nei quali condanna il castrismo come una delle tante forme di caudillismo latinoamericano. Haidé Santamaria si è suicidata per la disillusione rivoluzionaria e perché non condivideva la svolta autoritaria del castrismo. Per tutta risposta il regime l’ha condannata alla scomparsa da tutti i libri di storia cubana, come si sono dissolti nel nulla Franqui, Matos e molti scrittori cubani dissidenti. Ma lo sa Bertinotti che a Cuba ci sono centinaia di prigionieri politici in carcere solo per aver espresso opinioni diverse da quelle del regime? Cuba ha camminato con le sue gambe e ha interpretato l’orgoglio di un popolo che vuole vivere la sua indipendenza… ma ci rendiamo conto delle assurdità affermate dal Presidente della Camera dei Deputati? Da quando in qua una dittatura, uno Stato di polizia, interpreta l’orgoglio e il sentimento del popolo? Non mi sono mai vergognato così tanto di essere italiano, neppure quando l’onorevole Silvio Berlusconi ci faceva fare magre figure internazionali ovunque andava. Caro Bertinotti, questa lettera di auguri se la poteva risparmiare, anche in considerazione di un ruolo che dovrebbe rappresentare l’unità nazionale. Non possiamo sentirci rappresentati da un uomo politico che glorifica un dittatore. Credo che lei non abbia mai letto Cabrera Infante, ma la invito a ponderare le pagine di Mea Cuba dove il grande scrittore cubano chiede che la storia giudichi i fiancheggiatori della dittatura castrista come complici di un governo liberticida che ha prodotto milioni di esuli. La storia non assolverà Castro, mi creda, ma non sarà tenera neppure con chi rende vita facile a un dittatore che ha obbligato gran parte del suo popolo a vivere in esilio. Gordiano Lupi www.infol.it/lupi postato da gordiano |
16:25 | commenti (14)
giovedì, agosto 16, 2007 Mi ha intervistato il Radio Giornale della Svizzera Italiana sulla situazione a Cuba. Per chi è interessato, questo è il link (serve REAL PLAYER): http://real.xobix.ch/ramgen/rsi/rg/2007/rg_12_08132007.rm?start=0:09:49.0&end=0:16:16.5
La redazione de GR ha fatto anche un ottimo servizio sulla situazione politico - economica cubana.
Gordiano
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martedì, luglio 31, 2007 Da Alejandro Torrreguitart autore di CUBA PARTICULAR - Sesso all'Avana (Stampa Alternativa, 2007 http://www.stampalternativa.it/libri.php?id=978-88-7226-985-5) ricevo e volentieri diffondo.
Gordiano Lupi
GLI EROI NON FUGGONO Una mattina come tante al palazzo di Toyo, tra profumo di pane sfornato e dolci di meringa, venditori di maní seduti all’angolo del corso, bicitaxi che sfrecciano nei vicoli diretti in Centro Avana e un caldo appiccicoso ancora più forte, una cappa che stringe alla gola e non fa respirare. Colpa del buco dell’ozono, dicono. Mia cugina dall’Italia racconta che pure là c’è una temperatura tropicale, oltre quaranta gradi, non si vive senza condizionatore, cose così… e io che l’ascolto come un fesso quando telefona, ché un condizionatore non ce l’ho mai avuto, pure se vivo a Cuba e mi servirebbe davvero. Quando voglio rinfrescarmi vado sul Malecón e faccio un tuffo nell’oceano tra le scogliere, in mezzo a bambini che giocano a farsi schizzare dalle onde e pescatori di frodo che sognano la fuga. Oggi, tanto per cambiare, vado verso il centro, passo da Diez de Octubre, prendo una guagua affollata come sempre, carica di odori e sapori, culi di mulatte che si dimenano e neri che puzzano, ché io mica sono razzista, ma i neri puzzano, c’è poco da fare. Prendo la guagua, dicevo, e scappo sul mare, ché il mare mi fa bene, mi rilassa, e poi magari faccio un bagno, che solo quello posso fare, il mare è a buon mercato, non ho un peso per le tasche e in piscina non mi fanno entrare. La guagua sferraglia per strade arroventate da un sole cocente, mentre mi sto sciogliendo sotto raggi infernali, sento colare goccioline di sudore lungo la camicetta di cotone, osservo uomini e donne che passano, biciclette che corrono, auto malandate che arrancano tra le buche del selciato. Un mulatto sfoglia il Granma, in piedi, tra uomini e donne appiccicati come sardine, proprio davanti a me. Allungo lo sguardo sui titoli, sempre le solite cose, maledetti imperialisti, non passeranno, la rivoluzione è solida e forte, il comandante in via di guarigione, la tavola rotonda parla di carenza idrica, un mondo migliore è possibile e via di questo passo, niente di nuovo sotto il sole, pure se oggi tocchiamo i quaranta gradi. “Compagno, leggi solo la parte politica?” domando. “Hai qualche preferenza?” fa lui ironico. “I giochi panamericani, ecco, magari se vai alla pagina dello sport leggiamo qualcosa di interessante, forse c’è una notizia nuova, così, tanto per cambiare”. “Amico, il Granma costa dieci centavos. Non è molto”. “Per le mie tasche è una spesa folle, compagno”. Lui sorride e cambia pagina, ché poi mica ci vuole tanto a scorrere il Granma, sono quattro facciate smilze stampate su carta riciclata, inchiostro che si appiccica alle dita, colori sbiaditi e caratteri piccoli per farci stare più cose, pure se sono sempre le stesse panzane. Lo sport è in fondo, insieme alla cultura e all’ultima stucchevole poesia dell’Indio Naborí, che se Guillén leggesse l’opera omnia di questo repentista di regime la distruggerebbe con le sue mani. “Contento, adesso?” fa il mulatto mostrando una pagina dove campeggia la foto di Fidel sopra un articolo intitolato Il Brasile è il sostituto degli Stati Uniti? “Mica tanto” rispondo. E scorro il pezzo. Un giocatore cubano di pallamano ha chiesto asilo politico in Brasile, tradimento per denaro, sostiene Fidel, per giocare in un campionato professionistico e guadagnare. Manca all’appello anche un allenatore di ginnastica, pure lui ha chiesto asilo politico, non vuole tornare a Cuba, nel nostro regno dell’uguaglianza dove tutti hanno secondo le loro necessità, dove non ci manca niente e stiamo per costruire un mondo nuovo, il problema è quando ci riusciremo, ma non dobbiamo avere fretta, la rivoluzione ha trionfato soltanto quarantotto anni fa, serve tempo e soprattutto fede. Due pugili hanno chiesto di restare in Brasile, non si sono presentati alla pesatura, pure loro hanno un destino assicurato come sportivi mercenari al servizio del capitalismo. “Amico, perché quella faccia? Mariela ha vinto la medaglia d’oro nella maratona…” “Sì, ho letto” mormoro. Non c’è nessuna giustificazione per chiedere asilo politico, scrive Fidel, e il popolo di Cuba deve rendere tributo all’esempio eroico di Mariela, nata nella provincia del Granma, dove la mortalità infantile è tra le più basse del mondo. Vero. Eroica Mariela. Eroico Pablo. Eroico Paco. Eroico mulatto davanti a me che mi fai leggere il Granma mentre questa carretta sferraglia lentamente sotto il sole dei tropici. Eroico Alejandro che continua a scrivere racconti camminando per L’Avana senza niente da fare, solo attendere il domani e un identico sole cocente per fare un tuffo nell’oceano tra onde e squali. Eroico Alejandro che non può scappare, non ha le palle di Arturo Sandoval e di tanta gente che se n’è andata per non tornare. Eroico Alejandro che lontano da Cuba non potrebbe vivere, sentirebbe nostalgia pure di questa carretta puzzolente che procede tra le buche d’una capitale in abbandono. Gli eroi non fuggono, restano fedeli a una città perduta, si adattano al quotidiano per sopravvivere, ché motivi per scappare ne avrebbero tanti, ma restano attaccati alla loro terra solo per il terrore della nostalgia. Alejandro Torreguitart, 23 luglio 2007 Traduzione di Gordiano Lupi
Alejandro Torreguitart Ruiz http://it.wikipedia.org/wiki/Alejandro_Torreguitart_Ruiz Alejandro Torreguitart Ruiz (L’Avana, 1979). Suona in un gruppo rock chiamato Esperanza. Ha esordito in Italia con Machi di carta - confessioni di un omosessuale (Stampa Alternativa, 2003) che ha avuto un buon successo di critica e di pubblico. A gennaio postato da gordiano |
22:34 | commenti (2)
martedì, giugno 26, 2007
DA OGGI DISPONIBILE
Alejandro Torreguitart Ruiz CUBA PARTICULAR Sesso all’Avana
Stampa Alternativa - Collana Eretica Pag. 144 – Euro 10,00 Traduzione di Gordiano Lupi “Ai tempi di Batista Cuba era il casino degli americani, Adesso è il casino del mondo”, dichiara Isabel, la protagonista di questo romanzo-verità di un giovane eretico scrittore cubano. Isabel, laureata in giornalismo, ha lavorato per Telerebelde al servizio della rivoluzione. Erano gli anni ’70, prima del muro, quando gli yankees non facevano paura e nemmeno i sovietici che avevano “adottato” Cuba. Fidel infondeva passione e coraggio e Isabel si fidava di lui. Fino a che è arrivato il periodo speciale che ha fatto crollare speranze e certezze. A Isabel è rimasta la grande villa dei genitori in un quartiere elegante dell’Avana che lei, per assoluta necessità, ha dovuto trasformare in casa particular, cioè in bordello. Lei si è rintanata in una piccola stanza con figlia e marito e il resto lo affitta ai turisti, padroni di Cuba. C’è da scommettere che nessuno della schiera dei politici o intellettuali, leader o giornalisti apologeti e ospiti del regime di Fidel Castro, abbia mai frequentato una casa particular. Avrebbe così diradato le nebbie e i fumi della propaganda per toccare con mano le condizioni del popolo. Ma a loro, ospiti del regime, forse del popolo importa poco. All’autore di questo romanzo e all’editore, invece, importa, eccome se importa; e così, c’è da pensarlo, ai tanti lettori che vogliono vederci chiaro. L’AUTORE Alejandro Torreguitart Ruiz (L’Avana, 1979). Ha esordito in Italia con Machi di carta – confessioni di un omosessuale (Stampa Alternativa, 2003) che ha avuto un buon successo di critica e di pubblico. Ha pubblicato anche La marina del mio passato (Non solo parole, 2004) e Vita da Jinetera (Il Foglio, 2005).
RECENSIONI Una prima recensione di Enea Sansi su TELLUSFOLIO http://www.tellusfolio.it/index.php?prec=%2Findex.php&cmd=v&id=3067
DA QUADERNI RADICALI - EDOARDO CICCHINELLI http://www.quaderniradicali.it/agenzia/index.php?op=read&nid=15401#
SIMONE COSIMI su EXTRA MUSIC MAGAZINE http://www.xtm.it/DettaglioLibriDvd.aspx?ID=5669
ELISABETTA BLASI SU TRANSFINITO.IT: http://www.transfinito.net:80/article.php3?id_article=945
Puoi richiederlo a ilfoglio@infol.it - Euro 12 contrassegno LO TROVI NELLE MIGLIORI LIBRERIE CHE ESPONGONO IL MARCHIO STAMPA ALTERNATIVA DISTRIBUZIONE PDE postato da gordiano |
22:31 | commenti (3)
lunedì, maggio 21, 2007 Oggi ho inviato questa mail alla trasmissione CHE TEMPO CHE FA (RAI TRE). La mail è questa: raitre.chetempochefa@rai.it .Se siete d'accordo con la mia impostazione inviate una mail di protesta alla redazione.
Con il solito disappunto ascolto intervista a Gianni Minà mentre racconta Cuba e il castrismo come vorrebbe che fosse, senza la minima obiettività storica. Per rendere un buon servizio alla informazione sarebbe interessante far suonare più campane e far parlare i tanti cubani fuoriusciti dall'inferno...
Il mio piccolo libro ALMENO IL PANE FIDEL ha raggiunto la seconda edizione, ma STAMPA ALTERNATIVA non dispone di mezzi mondadoriani per far conoscere la verità al pubblico.
Continueremo a provarci, comunque, con il sostegno dei tanti cubani che soffrono.
Un cordiale saluto
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